L’agguato delle fauci ardenti

Fin dal giorno in cui l’usurpatore detronizzò i discendenti della stirpe di Viribrom, sono stati molteplici gli eroi e gli avventurieri che hanno intrapreso l’arduo cammino attraverso le steppe, per abbattere il tiranno di Erengoth e reclamare per sé lo scranno del legittimo erede di Nelibria. Eppure, anche se alcuni tra i più valorosi riuscirono a sconfiggere i Sette Serpenti, dopo averne scoperto ingegnosamente i segreti che li rendevano vulnerabili, i mostruosi rettili alati sono sempre riapparsi dopo qualche tempo al servizio dell’Arcimago, al pari di fameliche fenici che mai conosceranno la vera distruzione.

La compagnia sostò solo il tempo necessario per fasciare le ferite dei combattenti: i confini della Foresta di Snatta erano ormai innanzi a loro, e tutti gli stanchi viaggiatori desideravano lasciarsi alle spalle le ostili steppe delle Baddu-Bak. Grinwald tuttavia ricordava molto chiaramente gli ammonimenti di Fizram, e ricordò a Maela le insidie nascoste sotto le cupe fronde di quella smisurata distesa verde.

Fu allora che Bell si rammentò che tra i carteggi dell’Almanacco dell’esploratore di Erengoth esisteva una mappa che sembrava ricordare proprio la maestosa Grande Ascesa. Il ricordo del combattente sembrava fondato, quindi Mòrnas inviò R’lyeh nella direzione indicata dalla mappa: eppure, osservando dall’alto le spaccature e i crepacci poco profondi, il fedele nibbio del druido non scorse nulla che potesse rivelare ciò che l’intrepido viaggiatore aveva annotato, decadi prima, tra le pagine del suo diario.

Grinwald, nonostante le obiezioni pertinenti di Maela, decise di investigare; era pur vero che Fizram aveva indicato con l’effige di un serpente la destinazione di quel misterioso itinerario, eppure, il paladino dovette riconoscere che le precedenti deviazioni, per quanto perigliose, avevano permesso alla compagnia di trarre grandi benefici. Anche Godric fu d’accordo, ammettendo che senza il manufatto sottratto al tempio di Usrel, il Serpente della Terra avrebbe probabilmente ghermito anche la sua vita.

Il campione di Libra si mise quindi in cammino, e dopo poco tempo raggiunse il luogo indicato dalla mappa. Eppure alla vista non v’era nulla di insolito: il desolato paesaggio delle steppe si estendeva tutto intorno, indifferente alla ricerca dei viaggiatori. Grinwald stava quasi per rinunciare, quando al suo udito giunse l’ovattata melodia, semplice ma misteriosa, di un flauto traverso. Anche Philip la udì, ed il bardo, pur riconoscendo che non si trattava di una composizione complessa, ne prese subito mentalmente nota, avviandosi insieme al combattente sacro nella direzione del suono. Così giunsero entrambi fino al bordo di uno dei tanti crepacci, simile a lunghe ferite nella terra arida e spaccata delle steppe.

Quando anche Mornas giunse abbastanza vicino, gettò uno sguardo oltre il ciglio dello stretto e lungo fosso ombroso, profondo solo pochi metri. Seguendo la direzione del suono, scorse, nella parte più scura, un inaspettato musicante, quasi completamente ricoperto da serpenti sibilanti. Il druido rabbrividì nel riconoscere alcune specie di rettili particolarmente velenose, il cui morso avrebbe potuto uccidere un uomo adulto in meno di un solo giorno.

Il ramingo dei boschi tentò un approccio amichevole dall’alto, e il suonatore si arrestò, invitandolo a scendere nella fossa. Sospettando una trappola, Mòrnas si fermò per riflettere quanto valesse esporsi ad un tale pericolo, ma Grinwald, avendo notato i dubbi del compagno, si offrì come volontario, e si accinse a calarsi tra i numerosi serpenti. Il druido fermò il suo gesto solo per un istante, e pose sul combattente sacro la benedizione dell’Antica Fede, in modo che lo proteggesse dai peggiori effetti dei veleni; poi lasciò andare il paladino, che si calò senza altro indugio fino a raggiungere il fondo del piccolo crepaccio.

Tra le ombre di quella stretta fossa, egli si trovò innanzi a Sylla, la pallida e squamosa donna-serpente delle steppe, che intratteneva i rettili suoi compagni con le note di un flauto stregato. Sebbene Grinwald l’avesse scambiata inizialmente per una Svinn, la lingua biforcuta che guizzava tra le labbra della sua interlocutrice lo convinse che doveva trattarsi di una delle creature distorte e mutate dai venti di magia, che sempre sferzavano impietosamente le lande di Erengoth.

Sylla tuttavia non sembrava ostile, e quando il paladino accennò ai Sette Serpenti, la creatura delle steppe espresse tutto il suo disgusto: poiché ella considerava gli emissari non come creature vive, ma aberrazioni sostenute dalla volontà delle crudeli divinità di Erengoth. La donna-serpente oppose la mano come in rifiuto mentre ne parlava, ché mai avrebbe desiderato essere associata ad uno di essi.

Dopo aver udito queste parole, Mòrnas si convinse a raggiungere Grinwald, e discese nel crepaccio. Intuendo il valore delle conoscenze della donna-serpente, le offrì in dono il bastone che aveva ottenuto da Iettapiuma. Sylla accolse quell’omaggio con molta gratitudine, ed in cambio rivelò ciò che sapeva, esponendo i segreti del Serpenti del Fuoco e della Luna.

Soddisfatti da quanto avevano ottenuto, i viaggiatori si congedarono dalla creatura, e ripresero il cammino verso la Foresta di Snatta, accompagnati per un tratto dalla melodia della donna-serpente.

Alcune ore più tardi, sebbene la pioggia fosse cessata, nubi scure continuavano a gravare ai margini delle Baddu-Bak, ed un’afa sgradevole si sollevò dalla terra, ancora umida sotto gli stivali dei viaggiatori. Via via che avanzavano, il terreno divenne più accidentato e pietroso, costringendo la compagnia ad arrancare stancamente verso i primi veri arbusti della Foresta di Snatta. Le nubi si diradarono solo per un istante sul capo imperlato di sudore dei viaggiatori, e Bell volse lo sguardo verso la luce: ma ciò che vide gli fece sgranare gli occhi dallo stupore.

Il disco dorato che campeggiava oltre le nubi e che aveva scambiato per il sole, si srotolò, rivelando le spire scagliose di un rettile alato. Il condottiero di Lairenne richiamò subito l’attenzione dei suoi compagni, ma mentre gli sguardi si voltavano nella direzione indicata, il Serpente del Fuoco piombò in mezzo agli avventurieri dalla parte opposta, evocando una sfera di fiamma ardente che investì con violenza tutti i combattenti.

La battaglia che ne seguì fu cruenta e priva di alcuna misericordia, ma nessuno dei prodi aveva dimenticato ciò che avevano scoperto, né i punti deboli degli emissari dell’Arcimago. Maela e Marchesa scagliarono sabbia prelevata dalle steppe, ed bagliore del Serpente del Fuoco venne meno, mentre Mòrnas evocò una sgorgante fonte d’acqua dalla terra, proprio al di sotto delle spire del Serpente del Sole.

Sebbene indeboliti ed esposti alle sostanze che li privavano dei loro inarrestabili poteri, i due servitori di Mampang guizzarono tra gli avventurieri, aggredendoli con ferocia disumana e costringendo la compagnia a battersi con tutto il proprio valore. Marchesa si gettò in avanti, infliggendo ferite che avrebbero annientato avversari minori, ma il potere dei Sette Serpenti era troppo grande, e la baronessa, sopraffatta, fu costretta a ritirarsi dalla prima linea. La compagnia si strinse in difesa della nobile nata, mentre Philip sosteneva i suoi compagni attraverso melodie e potenti illusioni in grado di ingannare persino i micidiali emissari dell’Arcimago. Dando prova di incredibile coraggio, gli indomiti viaggiatori prevalsero, affondando le proprie lame tra le squame di quei corpi immondi, che vennero ridotti in cenere non appena la vitalità diabolica che li animava fu spezzata.

Mentre Maela raccoglieva diligentemente parte delle ceneri dei due Serpenti, i combattenti furono costretti a fermarsi, esausti e scossi. Prodigi, incantesimi, melodie stregate e furiosi colpi di spada avevano avuto ragione di quei mostruosi avversari, ma era chiaro che gli emissari dell’Arcimago rimanenti non avrebbero tollerato l’affronto subito dai loro simili.

Bell si chiese invero perché i Serpenti avessero attaccato con tanta ferocia, cosa li avesse spinti a quell’agguato senza quartiere; il combattente di Lairenne era convinto che essi dovevano trovarsi in regioni remote quando il Serpente della Terra era stato abbattuto. Maela ipotizzò, con poca convinzione, che i Sette Serpenti potessero in qualche modo accedere alla memoria dei propri simili, o essere guidati dalle imperscrutabili divinità di Mampang. Tuttavia, era impossibile verificare la bontà di queste congetture, così Bell non aggiunse altro, lasciando che Mòrnas si occupasse delle ferite che aveva appena riportato.

Gli avventurieri tornarono presto a scrutare il cielo con rinnovata ansia, e scelsero di non indugiare più del necessario. Non appena le nuove ferite furono curate o medicate alla meno peggio, essi si affrettarono  a cercare riparo tra gli arbusti, sottraendosi alle micidiali e vendicative creature alate che solcavano i cieli di Erengoth.

E così essi sparirono dalla vista del mondo, inghiottiti, forse per sempre, dalle ostili tenebre della Foresta di Snatta.