Sfuggito miracolosamente agli aguzzini dell’Anello di Ferro, Shadrack è riuscito a far perdere le sue tracce, attraversando rocambolescamente la porta meridionale di Kharé e lasciandosi inghiottire dalle selvagge steppe delle Baddu-Bak.
Per più di due anni egli ha evitato con cura i contatti con qualsiasi essere senziente, non dormendo mai nello stesso posto e vivendo del poco che offriva l’arido entroterra di Erengoth. Durante i mesi opprimenti della sua fuga, egli ha sviluppato una natura diffidente e paranoica, che tiene serrata la sua mente ancora oggi.
Quando si convinse di essere definitivamente sfuggito ai suoi carnefici, Shadrack si decise a stabilirsi in una piccola grotta, scavata all’interno di una collina rocciosa dalla bizzarra forma della pinna di un pesce, che gli Yrkin consideravano un luogo nefasto.
Tuttavia, come l’eremita ebbe modo di scoprire in seguito, la collina veniva usata come punto di riferimento dalle carovane di Svinn che attraversavano di tanto in tanto la regione; da questi infrequenti contatti, Shadrack riuscì ad ottenere tutto ciò che gli era necessario per rendere la sua vita meno miserabile, barattando pelli, carni ed erbe rare in cambio di armi e utensili che non sarebbe mia stato in grado di realizzare da solo.

