Il dono di Chrono

Sotto un cielo cupo come il piombo, i Sette Serpenti emersero strisciando dai templi che la Dinastia Aurea aveva consacrato alla dea della giustizia, e dopo aver varcato le porte di Throben si inchinarono al cospetto del tiranno di Erengoth; ed egli se ne compiacque, poiché ognuna delle mostruosità dal cuore malevolo era stata imbevuta di eccezionali capacità, dagli antichi e vendicativi dei di Mampang. Eppure, nessuno dei rettili alati scaturiti dalle teste dell’idra poteva rivaleggiare con il Serpente del Tempo, a cui Chrono aveva concesso in dono un immane e terrificante potere.

I prodi viaggiatori si incamminarono con decisione all’interno del cunicolo, seguendo Maela e Mòrnas, che, per ragioni assai differenti, intendevano essere i primi a fronteggiare i pericoli del buio rifugio degli Yrkin.

Tuttavia, il corridoio scavato nella roccia discendeva con una pendenza così accentuata da imporre assoluta cautela, e gli avventurieri lo percorsero con prudenza fino a giungere ad una vasta caverna sotterranea, a stento resa meno oscura dalla luminescenza di alcuni rari vegetali che crescevano sotto la superficie della palude di Maligoth.

In quell’ampio sotterraneo, si era radunato un gran numero di creature dalla pelle nera come cenere, ognuna munita di un’arma ad asta alta almeno il doppio del possessore, sormontata da estremità aguzze ed arrugginite.

L’attenzione del cencioso assembramento sembrava catturata da un’accesa disputa, animata da tre di quelle abiette creature, intente a scavalcare le reciproche voci in un confronto sempre più caotico. Bell storse la bocca quando si accorse che proprio uno di quegli improbabili oratori stringeva tra le dita una consunta pergamena, sventolandola senza cura mentre accompagnava furiose imprecazioni nella lingua nera degli Yrkin.

Lo sguardo di Grinwald invece si posò su un’altra creatura, apparentemente prigioniera degli odiosi abitanti delle paludi, la cui testa, collocata su un corpo quasi umano, era più simile a quella di un gatto di Snatta; il paladino si convinse che doveva trattarsi senza dubbio di un’altra delle assurde mutazioni che si aggiravano attraverso il regno di Erengoth, ma non per questo meno meritevole del suo aiuto.

Raccoltasi intorno alla torcia, tenuta bassa dal sacerdote di Libra, la compagnia elaborò un audace piano, per impossessarsi della pergamena e liberare il malconcio carcerato.

Maela e Bell discesero poco più tardi in gran silenzio una delle estremità della grande cava, seguiti da vicino dalla baronessa di Lairenne, sparita come un’ombra nell’ombra a breve distanza, mentre Grinwald si concentrò per invocare l’aiuto di Libra. Mòrnas, che aveva scelto per sé il compito più pericoloso, si accovacciò raccogliendo i muscoli delle gambe, pronto a scattare in avanti con la stessa rapidità di una tigre.

Il suono dell’ampolla frantumata, seguito dalle fiamme della sostanza alchemica di Maela, costrinse gli Yrkin a voltarsi per indagare la causa di quel frastuono, e Grinwald agì prontamente, scatenando un violento bagliore di luce accecante dalla stessa direzione, che investì con violenza gli occhi spalancati di quelle malevoli creature del sottosuolo.

Fu allora che Bell si tolse rapidamente il guanto, e dalla sua mano destra il simbionte spalancò le fauci per proiettare viscidi filamenti uncinati attraverso la sala, avvinghiandosi al malcapitato prigioniero e scaraventandolo con forza verso il guerriero di Lairenne. Nello stesso istante, Mornas scattò in avanti con sovrumana rapidità, aprendosi la strada con una carica decisa fino a raggiungere la creatura che stringeva la pergamena. Il druido non esitò, e sferrò un potente sganassone al grosso Yrkin ancora mezzo accecato, strappandogli con risolutezza il papiro desiderato dalle mani artigliate.

Grinwald corse subito in soccorso del suo alleato, obbligando una delle creature che era riuscita a sfuggire al sortilegio accecante a gettare le armi, ed insieme a Maela si accinse a coprire la ritirata dei suoi compagni d’arme. Una volta superata la stretta imboccatura, l’alchimista di Kharé scagliò un’altra delle sue ampolle incendiarie, e così, protetti da quella barriera infuocata ed inseguiti soltanto dalle grida e dagli improperi degli Yrkin, gli avventurieri si diedero ad una fuga precipitosa tra la vegetazione dell’acquitrino.

Lo stratagemma aveva avuto sorprendentemente pieno successo: la compagnia era entrata in possesso della pergamena stregata e Bell aveva tirato fuori dalle profondità della cava il prigioniero, trasportandolo sulle possenti spalle alla stregua di un sacco di ortaggi.

Una volta distanziati gli inseguitori, gli avventurieri si occuparono del prigioniero, che aveva riportato solo qualche ferita superficiale precedente alla sua liberazione. Così i viaggiatori scoprirono di aver salvato da un atroce destino Inigo, un uomo-gatto che aveva preso ad abitare, qualche tempo prima, nei dintorni di Dralseric.

La creatura narrò quindi la sua bizzarra storia: al fine di farsi accettare tra le strade del borgo che abitava ai margini della foresta di Snatta, Inigo si era spacciato come mago errante, comprendendo troppo tardi quanto la falsa fama che aveva simulato gli si sarebbe ritorta contro.

I diabolici Yrkin infatti, incapaci di comprendere come utilizzare la pergamena rubata per sbarazzarsi del Serpente del Tempo, avevano recentemente rapito il falso stregone dalla sua casa isolata, trascinandolo nelle paludi di Maligoth, affinché li istruisse sul sortilegio che intendevano eseguire.

Naturalmente Inigo non aveva idea di come interpretare la pergamena, ma riuscì a sfruttare la superbia dello sciamano degli Yrkin, inventandosi gesti e suoni di sana pianta in cambio della libertà. Le creature che lo avevano rapito tuttavia non erano così ingenue come sperava l’uomo-gatto, e anziché concedergli di tornare al borgo, lo avevano tenuto prigioniero, inviando un nutrito gruppo insieme allo sciamano, che intendeva fregiarsi del successo di aver sconfitto il famigerato emissario di Mampang.

Inigo era rimasto nella caverna, e non aveva assistito al tentativo: ma aveva udito abbastanza per immaginare che la spedizione era stata quantomeno catastrofica per gli Yrkin, e sapeva che ben presto i tre litiganti lo avrebbero accusato, in fondo giustamente, di essere stato la causa principale di quel disastro.

Grinwald domandò allora se Inigo conoscesse l’ubicazione della fiera che gli Yrkin desideravano allontanare, e l’uomo-gatto annuì, inizialmente convinto che i viaggiatori volessero evitare saggiamente il luogo in cui dimorava la feroce bestia. L’affrancato prigioniero abbassò le orecchie e sgranò gli occhi quando apprese invece che l’intenzione dei viaggiatori era proprio confrontarsi con l’aberrazione che si celava nel cuore della palude, ma grato per essere stato liberato, accettò malvolentieri di condurli nei pressi del piccolo specchio d’acqua limacciosa, ove si nascondeva il rettile alato tanto odiato dagli Yrkin.

Quando furono abbastanza vicini, Inigo indicò la direzione, prima di congedarsi rapidamente da quelli che ormai riteneva viaggiatori dal cuore buono ma privi di qualsiasi quantità di sale in zucca, e si dileguò con passo silenzioso tra i cespugli marcescenti, intenzionato a raggiungere la sicurezza di Dralseric.

Gli avventurieri invece, sebbene già molto provati dalle numerose peripezie dei giorni precedenti, decisero di andare fino in fondo, raggiungendo il piccolo lago e cominciando a perlustrare i canneti e le ombre gettate dai salici piangenti, mentre percorrevano con molta cautela l’argine dello specchio d’acqua.

D’un tratto tuttavia Bell fece cenno di arrestarsi, poiché egli per primo aveva scorto ciò che più temeva: una coppia di ali membranose posate sulle nere scaglie dell’ultimo degli emissari dell’Arcimago. La compagnia si trovava adesso a una distanza molto poco ragionevole dal più temuto tra i Sette Serpenti, e si preparò ad affrontarlo.

Mòrnas ricorse ad uno dei suoi incantesimi, accendendo la lanterna che gli era stata donata dallo spirito di Snatta, mentre Marchesa estrasse dalla bisaccia la pergamena, decantando con voce chiara il sortilegio. Eppure, anziché bandire la serpe dalla loro vista, le spire si scossero e strisciarono rapidamente, fino a quando il capo malevolo del rettile alato emerse dalla vegetazione, e gli occhi crudeli dell’emissario di Mampang si posarono sul gruppo dei viaggiatori.

L’abietta creatura apostrofò la compagnia con parole enigmatiche e sibilanti, ma era forse soltanto un vile inganno? Marchesa e Bell si avvidero che il serpente non aveva alcuna intenzione di negoziare, e sebbene sembrasse ondeggiare ancora ad una certa distanza, i nobili di Lairenne intuirono che la serpe aveva già iniziato la battaglia, alterando il tempo intorno a sé.

Le fauci del Serpente del Tempo cominciarono a macchiarsi di sangue, nonostante esso sembrasse quasi immobile, e tutti i viaggiatori gemettero, mentre ferite e squarci apparivano d’improvviso sui loro corpi straziati. D’un tratto la lanterna appesa al fianco di Mornas esplose di una luce vivida e colorata, illuminando per un istante i movimenti del rettile e bloccando i suoi assalti, mentre strisciava nelle intercapedini del tempo sospeso. Tuttavia persino il potente manufatto di Snatta non poteva far altro che arrestare temporaneamente il potere del favorito di Chrono, perché troppo grande era il dono concesso dal dio del tempo.

Nonostante le soverchianti difficoltà, la compagnia si batté con estremo coraggio contro un avversario considerato invincibile in tutte le terre di Erengoth. Grinwald si affidò completamente al giudizio di Libra, mentre Mòrnas invocò mostruose driadi dalla vegetazione circostante, che risposero prontamente alla sua richiesta accorata. Marchesa e Bell si gettarono audacemente in avanti sferrando violenti colpi con le proprie armi, ed anche Maela, sconvolta, dopo aver compreso che non vi era luogo nel quale il Serpente del Tempo non avrebbe potuto trovarla e colpirla, si unì ai suoi compagni, scagliando con tutta la forza che le restava, le ampolle rigurgitanti miscele acide e corrosive.

Eppure il Serpente del Tempo non poteva essere sopraffatto: soltanto la lanterna di Snatta impedì alla mostruosità di distruggere senza sforzo l’intera compagnia, obbligando il rettile a sospendere i suoi feroci attacchi ogni qualvolta l’esplosione di luce colpiva il suoi occhi iniettati di sangue. Tanto gravi furono le ferite riportate durante il cruento scontro, che persino l’anello della doppia vita della baronessa si frantumò dalla mano di Marchesa, salvandola da un colpo altrimenti fatale.

Poi, quando tutto sembrava perduto, Bell ritrovò fiducia nel proprio addestramento marziale, e conficcò con violenza entrambe le spade tra le spire inviolabili del Serpente del Tempo, già martoriate dagli attacchi dei suoi compagni, ponendo così fine all’esistenza del più potente tra i Sette Serpenti.

Esausti e sanguinanti, i viaggiatori crollarono al suolo, squassati da fremiti e convulsioni, la mente sconvolta dal terrore della sconfitta, provata già dalle innumerevoli peripezie che li avevano portati fino a quell’impossibile confronto. Mòrnas si rese conto che la compagnia era giunta al limite estremo: dovevano fermarsi, o nessuno di loro sarebbe mai arrivato a vedere le mura della fortezza di Mampang.

Incantesimi di cura vennero invocati e nuovi bendaggi vennero applicati sulle ferite riaperte. Bell, Grinwald e Godric, sostennero i propri compagni fino a quando non riuscirono a raggiungere un luogo asciutto e riparato, dove i più malconci e doloranti vennero accomodati su improvvisati e scomodi giacigli.

Marchesa rabbrividì, tossendo sangue, osservando la mano dalle dita indolenzite nel punto in cui l’anello si era frantumato. Ella seppe di non essere mai stata così prossima alla morte, e si rese tristemente conto di quale immenso pericolo avesse corso l’intera compagnia, decidendo di affrontare quello scontro micidiale.

Lontano, nel cuore dello Xamen, lo spietato tiranno rimase così all’oscuro di quanto era accaduto nelle steppe delle Baddu-Bak, poiché nessuno dei Sette Serpenti avrebbe fatto ritorno, nelle sue spoglie mortali, alle mura di Mampang, ignare dei catastrofici eventi che avrebbero presto deciso l’ultimo destino del trono di Erengoth.