Nessuno degli abitanti di Erengoth oserebbe opporsi al contorto volere dei Sette Serpenti, poiché i loro sibilanti comandi hanno la stessa autorità del monarca di Mampang. Coloro che hanno cercato di persuaderli dell’irraginevolezza di alcune tra le vessazioni più opprimenti, hanno spesso pagato in modo sproporzionato la disobbedienza percepita dai più micidiali emissari dell’Arcimago.
Dopo aver rivolto i propri passi verso il dormitorio, Marchesa, Philip e Mòrnas si riunirono ai propri compagni, trovandoli all’ombra offerta da una tettoia sbilenca, già intenti a pianificare il da farsi. Fu così deciso di visitare il grande orto della fortezza, che sorgeva sul versante orientale del monastero. Maela sperava infatti di cogliere, oltre a qualche ortaggio indispensabile per impreziosire i pasti, quanti più componenti sembrassero interessanti per realizzare i suoi misteriosi intrugli alchemici.
Il grande giardino era stato realizzato sfruttando una serie di gradoni naturali, che discendevano gradualmente sul fianco della collina, collegati da strette e corte scale realizzate talvolta con assi di legno, talvolta sbozzate nella pietra. Mentre l’alchimista di Kharé si prodigava nella ricerca di materiali utili ai suoi scopi, Grinwald si immerse in meditazione, e Bell acconsentì ad addestrare in battaglia sia Marchesa che Mòrnas.
Quasi al termine dell’esercitazione, il combattente di Lairenne si accorse di tre figure che si muovevano verso uno degli alti pali, che delimitavano i gradoni più alti dell’orto monastico. Bell riconobbe l’esile sagoma di Ildegarda che guidava il piccolo gruppo, ma gli sembrò che il secondo frate trascinasse il terzo, i cui polsi erano riuniti da una corta catena di ferro. Il frate prigioniero venne legato ad uno dei pali e spogliato della parte superiore del saio, costretto a esporre le nude spalle, e poco più tardi, sotto lo sguardo inflessibile di Ildegarda, il suo carceriere impugnò una corta frusta, cominciando a sferzare la schiena del monaco incatenato.
Quando anche Grinwald si accorse di quanto stava accadendo, si consultò brevemente con il nobile cugino, ed entrambi concordarono di non intervenire o avvicinarsi più del dovuto: il paladino aveva infatti intuito che i dettami di Libra venivano applicato con estremo rigore, e ritenne poco saggio immischiarsi nelle punizioni che sorella Ildegarda aveva evidentemente deciso di infliggere al monaco peccatore.
Al ritorno di Maela, la compagnia tenne un breve consiglio, e infine fu deciso tra coloro che erano stati maledetti da Valraven di non sottoporsi al rituale offerto dai sant’uomini di Limgard. Persino Grinwald si era infatti convinto che il potere evocato in quel luogo sacro non potesse essere sufficiente ad annientare la maledizione del dio-corvo, sebbene non avesse alcuna intenzione di confessare quei blasfemi pensieri ad alta voce davanti ai monaci della dea della giustizia.
Poiché nulla la legava in qualche modo al monastero, la compagnia si congedò da Daricus, ancora intenzionato a posticipare il viaggio di ritorno per beneficiare della protezione offerta dalla carovana dei nomadi Svinn. Poiché Godric non si trovava nella sua cella, il paladino decise di condurre i suoi compagni alla ricerca di frate Odrek, per richiedere che Maela fosse liberata dai suoi ceppi. Mòrnas invece, sentì di doversi scusare personalmente per quanto era accaduto poche ore prima nel granaio, quindi tornò nel distretto settentrionale alla ricerca di Aldren.
Una volta raggiunto Odrek presso la rozza arena che i monaci utilizzavano per esercitarsi nella battaglia, il fedele di Libra presentò la sua richiesta, ed il frate non ebbe nulla da obiettare: Maela non aveva infatti causato alcun danno o scompiglio evidente nel monastero, ed il monaco sfigurato decise che ella sarebbe stata liberata dalle catene alla sua partenza.
Grinwald si mostrò soddisfatto dell’accordo, e si dedicò alla ricerca di Barnicus, per ringraziarlo dell’ospitalità ricevuta, e tosto trovò il vecchio combattente nei pressi del pozzo circolare, in compagnia di alcuni monaci più giovani.
Quando il paladino riferì l’intento della compagnia, il canuto sacerdote non contestò la decisione presa: Barnicus era convinto che la scelta di sottoporsi all’ordalia dovesse essere spontanea, sebbene non avesse alcun dubbio che il giudizio di Libra sarebbe comunque giunto, nel momento in cui la dea della giustizia avesse deciso quale premio assegnare o quale punizione infliggere alle anime mortali di Erengoth.
Nel frattempo, Mòrnas si recò da Aldren e gli offrì parole di sincero pentimento per quanto era occorso durante il precedente incontro. Con grande sorpresa del druido, Aldren non solo non mostrò alcun rancore, ma il ramingo ebbe l’impressione che il monaco fosse persino più rammaricato di lui. Aldren disse enigmaticamente che riponeva ogni speranza che la dea della giustizia mostrasse misericordia per le azioni meno nobili che i fedeli avevano compiuto nella loro vita, e non li giudicasse soltanto per quei momenti in cui avevano smarrito il sacro percorso tracciato dalla suprema.
Così, riunitisi alle porte della grande fortezza-monastero, i viandanti si prepararono ad abbandonare le solide mura di Limgard. Odrek, già presente innanzi all’imponente doppio battente, mantenne la parola data, e liberò Maela dalle catene che l’avevano costretta a limitare, e di molto, i suoi movimenti nel giorno appena trascorso.
Quando iniziarono a discendere la collina su cui sorgeva la fortezza-monastero, il sole non aveva ancora raggiunto lo zenit, quindi gli avventurieri ripresero il cammino di buona lena, attraversando la foresta pietrificata e raggiungendo il crocevia poco prima del tramonto.
Quando le ombre scesero sulle steppe, Mòrnas, che cercava già con lo sguardo un luogo dove accamparsi, scorse un bagliore che tradiva la presenza di un piccolo accampamento, nascosto alla vista ma abbastanza vicino alla strada. Decise quindi di affidarsi a R’lyeh, e lasciando che i suoi occhi venissero sostituiti da quelli del nibbio, vide un solitario viaggiatore avvolto in uno sdrucito mantello, chino su un modesto fuocherello al riparo di una bassa collina.
Il ramingo ebbe l’impressione di riconoscere Godric, ma non poteva esserne certo: e quando riferì quanto aveva visto, Grimvald si decise ad avvicinare comunque il viaggiatore, intento a scaldare alcuni pezzi di carne salata presso il piccolo fuoco da campo.
Come Mòrnas aveva sospettato, il viaggiatore era proprio Godric; dopo aver invitato i viaggiatori a condividere il magro tepore del suo accampamento, il paladino caduto narrò che, nonostante la benevolenza di Barnicus, era evidente che fossero in molti tra i monaci ad auspicare la sua partenza, poiché Godric non aveva fatto mistero della sua infelice condizione, e non v’erano dubbi che il suo percorso di redenzione non fosse ancora giunto a compimento.
Intuendo che la sua presenza avrebbe scatenato un attrito sempre più profondo tra i fedeli di Limgard, Godric aveva preferito non abusare della generosa ospitalità. Nell’udire quella decisione, Odrek lo aveva però scortato ai battenti senza cortesia, impedendogli di cercare la compagnia per un ultimo saluto. Il solitario viaggiatore si mostrò quindi lieto di avere l’opportunità di congedarsi e ringraziare nuovamente gli avventurieri per l’aiuto che gli avevano prestato sulla via, ma Grinwald, che aveva intuito che avrebbero percorso la stessa strada, gli offrì un posto tra i suoi pari, ed egli accolse con piacere la proposta del paladino di Libra.
Godric narrò di essere diretto al villaggio di Gaol, oltre le paludi di Maligoth, ma Grinwald, forse non volendo raccontare subito dell’atroce maledizione di Valraven, si limitò a dire che la compagnia aveva scelto come meta la foresta di Snatta. Godric si mostrò sorpreso, poiché non credeva che qualcuno abitasse ancora in quel tetro bosco, ma rispettò il riserbo del paladino e non pose altre domande. Maela colse quella breve pausa per proporre di cucinare per la compagnia, e ben presto una gradevole fragranza speziata si diffuse nell’aria, rendendo il momento quasi piacevole. Eppure erano soli in un ambiente ostile: sette figure strette attorno ad una debole fiamma, circondate da ogni parte dall’opprimente tenebra delle steppe delle Baddu-Bak.
La notte trascorse senza incidenti, ed il giorno successivo il gruppo si mise in marcia, desideroso di colmare l’ultimo tratto che li separava dalla foresta di Snatta. Nonostante le numerose deviazioni, Mòrnas aveva calcolato che la foresta dovesse trovarsi a non più di due giorni di cammino, sebbene il percorso accidentato delle Baddu-Bak costringesse la strada a continue curve e giravolte, allungando certamente il tempo necessario a raggiungere la loro meta. I solchi lasciati dai pesanti carri degli Svinn erano tuttavia ben visibili, rendendo la traccia piuttosto semplice da seguire.
Nel tardo pomeriggio, da un punto in cui la strada si sollevava per scavalcare una morbida collina pietrosa, Grinwald scorse una bizzarra conformazione rocciosa, simile alla pinna dorsale di uno squalo, che emergeva in lontananza a nord-ovest della via. Il paladino si ricordò della mappa nell’almanacco di Fizram, e immediatamente consultò il carteggio.
La somiglianza tra lo schizzo e la collina che aveva davanti era in effetti molto pronunciata, tanto da fargli sospettare che l’esploratore fosse davvero passato da lì, tracciando un percorso per raggiungere… la testa di una vecchia rugosa, bendata sugli occhi.
Nonostante quell’insolita destinazione, la curiosità ebbe la meglio, e la compagnia decise di avviarsi verso l’anomala conformazione rocciosa. Giunti nei pressi, gli avventurieri scorsero un esile filo di fumo, che si levava dall’ingresso di una spaccatura naturale nella roccia, forse una grotta scavata dalle intemperie. Sebbene non potessero ancora saperlo, essi erano giunti innanzi all’umile rifugio di Shadrak, uno scontroso eremita per nulla desideroso di condividere il proprio tempo con i viaggiatori delle Baddu-Bak.
Grinwald riuscì comunque a quietare il bisbetico solitario con un’offerta di pane e formaggio, ponendogli alcune domande dalla quali apprese che la roccia doveva avere un qualche significato funesto per gli Yrkin, che non vi si avvicinavano mai. Shadrak considerava questa una benedizione, perché sebbene una sola delle malevole creature non potesse essere di per sé molto pericolosa, i crudeli abitanti delle steppe viaggiavano spesso in gruppi ampi di una o due dozzine, ponendo un serio rischio per i viaggiatori isolati.
Mentre il paladino intratteneva Shadrak, Maela e Marchesa, in momenti differenti, ebbero modo di sbirciare dalla soglia della grotta, ma entrambe ebbero l’impressione che l’interno fosse decisamente piccolo e misero, offrendo a stento spazio sufficiente per dare ricovero dagli elementi ad una o due viaggiatori.
Gli strumenti a disposizione dell’eremita erano in bella vista, e sembravano corroborare la sua storia, ed i tegami e gli utensili, che certo non era stato in grado di forgiare, erano il risultato di alcuni baratti con gli Svinn di passaggio, o almeno così rivelò l’antipatico eremita.
Finalmente gli avventurieri si congedarono, dopo aver verificato senza successo la presenza di tracce o altri indizi intorno alla bizzarra collina a forma di pinna, e iniziarono a seguire le indicazioni della mappa, allontanandosi sempre di più dalla strada.
D’un tratto però, Bell si accorse di qualcosa che spezzava la linea dell’orizzonte. Crocifissa su due pali era infatti esposta una figura scheletrica avvolta in stracci laceri. Mòrnas inviò il suo fedele nibbio mentre già Grinwald dirigeva i suoi passi nella stessa direzione, e con grande sorpresa il druido rivelò che si trattava di una donna non più giovane, i cui occhi erano nascosti da una benda rossastra. Il ramingo rivelò inoltre la presenza di un rifugio poco distante, una baita minuta costruita contro il fianco di una scarpata, in condizioni tali da dimostrare che era stata utilizzata in tempi piuttosto recenti.
Sembrava proprio che la donna che Firzam aveva incontrato molto tempo prima avesse incontrato il suo ultimo destino, ma quando giunsero vicino, gli avventurieri si resero conto che ella respirava ancora, seppure debolmente. Grinwald non esitò, invocando il potere di Libra per salvarla, e le sue mani, appena poggiate sul ventre scheletrico dell’anziana, emanarono un caldo bagliore per qualche istante, suscitando l’ammirazione di Godric.
Subito dopo i due paladini si prodigarono per svellere la croce, adagiandola con quanta più grazia possibile al suolo, prima di liberare le mani e i piedi martoriati della vittima. Senza indugio, Grinwald la sollevò, portandola all’interno dell’abitazione vicina, e una volta varcata la soglia vide che il poco arredamento era stato messo a soqquadro, come se un uragano si fosse materializzato al centro del rifugio.
Con l’aiuto di Godric, un giaciglio venne approntato per l’anziana ferita, che in virtù del miracoloso tocco del paladino, riuscì a riprendersi a sufficienza per proferire parole di ringraziamento.
Così la compagnia aveva salvato Seleria dalla morte a cui l’avevano condannata i crudeli Yrkin, alterando in tal modo il corso dei sinistri eventi che oggi conosciamo; ma fu solo quando Grinwald si lasciò sfuggire che la compagnia aveva annientato uno dei Sette Serpenti, che la megera si agitò, chiedendo quale degli emissari dell’Arcimago aveva subito la sconfitta per mano dei valorosi.
La strega narrò infatti che desiderava vendicare la sorte toccata al padre, ucciso dalle fauci del crudele Serpente dell’Acqua. Dopo la morte ingiusta del genitore, Seleria aveva abbandonato l’Ordo Obumbratio e si era volontariamente esiliata nelle steppe, dove aveva infine scoperto il segreto che avrebbe indebolito il rettile che l’aveva privata della persona più cara.
Tuttavia la nera incantatrice non sarebbe mai riuscita a compiere da sola la sua vendetta: ben prima che potesse scoprire il punto debole della sua nemesi, la vista aveva cominciato a degradare sensibilmente, riducendo sempre di più i suoi spostamenti fino a confinarla nei dintorni della sua baita, capace di muoversi soltanto grazie all’ausilio di una sfera di cristallo stregata.
Nella speranza che la compagnia lo affrontasse, Seleria rivelò quindi i segreti di cui era venuta a conoscenza, in grado di neutralizzare il potere di due degli emissari dell’Arcimago, che avevano ricevuto il favore degli antichi dei, Shin e Sicalla.
Poiché Seleria aveva accennato ad altri congiunti, Grinwald le pose altre domande, e la megera accompagnò la risposta con una smorfia contrariata. Poiché ella era infatti la sorella di Nymeria, che a dispetto del fato toccato all’amato padre, aveva deciso di restare a Mampang, sedotta dalle conoscenze proibite offerte dall’Ordo Obumbratio. Seleria esortò Grinwald a non riporre alcuna fiducia nella sorella, che a suo giudizio era stata corrotta irrimediabilmente dalla perfidia di Kalfira.
La megera rivelò inoltre che era stata in possesso di un arcana pergamena, in grado di neutralizzare il potere del Serpente del Tempo, benedetto dal dio Chrono e considerato il più potente tra i Sette Serpenti. Eppure l’arcaico papiro era stato la ragione per cui gli Yrkin avevano aggredito e saccheggiato la sua dimora, soltanto il giorno prima: poiché l’emissario dell’Arcimago si era attardato per ignote ragioni tra gli acquitrini di Maligoth, ed i malevoli Yrkin che vi dimoravano desideravano allontanarlo, a qualsiasi costo.
Grata per le informazioni ricevute, Marchesa decise di restituire la sfera di cristallo individuata da Mòrnas, e quando la nobile nata rivelò di essere in grado di leggere i tarocchi, Seleria le confidò di essere in possesso di arcani stregati, che desiderava offrirle come ricompensa. Tuttavia fu presto evidente che le carte erano state portate via insieme alla pergamena dagli Yrkin. La strega suggerì che se Marchesa fosse riuscita a recuperarle, ella desiderava le tenesse per sé.
Marchesa ringraziò il gesto, sebbene gli eruditi abbiano seri dubbi che la nobildonna avrebbe comunque ceduto tale tesoro alla legittima proprietaria; tuttavia la sola conoscenza di quell’interessante bottino fu sufficiente, almeno per il momento, a soddisfare la baronessa di Lairenne.
Con l’aiuto dei suoi compagni, Grinwald cercò di rimettere in ordine il disastro lasciato dagli Yrkin, e soltanto successivamente si congedò da Seleria, ritornando sulla via.
I margini della foresta di Snatta non potevano essere troppo lontani ormai, ma sarebbero stati presto avvolti dalle tenebre che già incombevano alla fine del giorno, e che avrebbero nascosto, di lì a poco, le miserabili e aride steppe delle Baddu-Bak.

